Introduzione alla Città - Introduction

Roccabernarda (KR)

Descrizione Araldica dello Stemma

Di rosso a due torri quadrate d'argento, aperte e murate di nero, merlate di 4 alla guelfa. Ornamenti esteriori da Comune

Blasonatura del Gonfalone

Drappo troncato di rosso e di bianco riccamente ornato di ricami d'argento e caricato dello stemma con l'iscrizione centrale in argento: Comune di Roccabernarda. Le parti in metallo ed i cordoni sono argentati, l'asta verticale è ricoperta di velluto di colori del drappo, alternati, con bollette argentate poste a spirale. Nella freccia è rappresentato lo stemma del comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'argento

Caratteristiche Stemma

Simboli: Torri
Colori: Argento, Nero, Rosso

Piazza Aldo Barbaro

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Coltivazione degli Ulivi

Roccabernarda in provincia di Crotone è un comune di 3.374 abitanti. 

Attraversata dal fiume Tacina (ecco il perché un tempo veniva chiamata Rocca di Tacina), il paese si è sviluppato dal centro storico, in collina, verso la pianura e continua ad espandersi alle due estreme periferie, diramandosi da un lato ai piedi della Sila Piccola e dall’altro a sinistra del fiume. 
L' economia del posto è a carattere prevalentemente agricolo come del resto tutto il circondario, basti pensare ai vasti aranceti che si susseguono lungo il fiume Tacina e alla grande quantità di uliveti; i settori economici di Roccabernarda riguardano soprattutto l’agricoltura, l’allevamento e l’artigianato.
Di particolare qualità è l’olio e i prodotti da esso derivati, che si ottengono in queste terre. 
Stentano invece a decollare le attività di cooperazione e turistiche nonostante il suo territorio si trovi sul limite di Monte Fuscaldo, tra Santa Severina e San Mauro Marchesato; area ricca di boschi secolari, sorgenti d’acqua e popolata da una grande varietà di fauna. Di particolare importanza
sono i prodotti derivati dalla zootecnia, come provole, formaggi, ricotte, “sciungate” prodotti artigianalmente dai pochi allevatori rimasti. 

Telaio

Il fiore all’occhiello dell’artigianato locale sono i lavori femminili che vanno dalle esecuzioni al telaio, all’uncinetto, dal ricamo alle opere d’intreccio. Non meno importanti sono però i lavori d’artigianato maschili eseguiti con la tecnica dell’intarsio e del tornio.
Il paese storicamente ricco, anche se studi archeologici siano completamente assenti, il centro mostra i ruderi di un castello poco studiato dal punto di vista archeologico di cui, sembra, rimangono però i sotterranei. 

Rovine del Castello

Poco lontano dal Paese i ruderi del convento medioevale di San Francesco di Paola, di cui tradizione vuole sia stato fondato da Giovanni Cadurio dopo il ritorno dalla Corte del Re di Francia, dove aveva accompagnato San Francesco di Paola.

Convento S. Francesco di Paola

I ritrovamenti archeologici sono stati sporadici e casuali ma c’è da dire anche che la maggior parte degli oggetti ritrovati sono rimasti nelle mani delle persone che li hanno trovati casualmente. È stato rinvenuto, ad esempio, un busto di Dioniso nei sotterranei del castello.
Il paese un tempo era famoso anche perché era ed è tutt'oggi sede della Fiera di Mulerà, che si svolge nella parte periferica del paese individuata dal toponimo "E Fere". Testimone di una lunga tradizione di questa manifestazione, la fiera, tradizione tramandatasi fin ad oggi ma attualmente limitata alla durata di mezza giornata del giorno 1 settembre, un tempo era addirittura la fiera più grande del Regno delle due Sicilie. Attirava gente da ogni dove e durava più giorni. Gli anziani portano ancora il ricordo del periodo di preparazione a questo evento, periodo durante il quale il Paese era frequentato da molte comunità di "zingari" ma anche di calderai e commercianti di ogni genere che vendevano manufatti porta a porta. La fiera, in tempi passati, rivestiva una grande importanza commerciale (riguardo al bestiame soprattutto) e di apertura esterna del territorio.
Nonostante la ricchezza culturale oggi il centro è gradualmente spopolato da un'inevitabile emigrazione dovuta alla mancanza di lavoro.

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