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Le
Chiese
Roccabernarda
(KR)
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Notizie sulle chiese esistite a Roccabernarda ci arrivano dal
lontano 1559 (prima della conclusione del concilio di Trento) durante una
visita pastorale di Giovanni Tommaso Ceraldi vicario generale
dell'arcivescovo di S. Severina e del vicario foraneo Stefano Masso.
Questa visita ha inizio con l'ispezione della chiesa parrocchiale
arcipretale di S. Maria Magna, dove recatosi
alla fonte battesimale, in sacrestia, e poi alle altre 12 cappelle ed
altari della chiesa le trova in pessime condizioni. La chiesa era retta
dall'arciprete e dal socio don Nardo de Amminò che apparteneva ad una
delle famiglie più ragguardevoli del paese. Quattro cappelle di
giuspatronato in pessime condizioni, e rispettivamente di S.
Leonardo, S. Biagio, S. Domenico e S. Agazio appartenenti alle famiglie
Famele, Vona, Miniscalco e Scigliano, mentre di una quinta, quella di S.
Marco era stato fondatore il defunto notaio Leofante Granario.
La stessa verifica fu fatta all'altra chiesa parrocchiale di S. Nicola di
Plastò, che come quella arcipretale era retta da due sacerdoti, Giovanni
Leonardo Pedaci e Pietro Paolo Moschetta. Di questa sono segnalate sei
cappelle, di cui quattro sono
di giuspatronato dei Simorra, Cidattolo, Nicolucca e Ammirato.
Finita la
visita alle due chiese parrocchiali, il vicario passò in rassegna le
altre 18 chiese semplici del territorio di Roccabernarda: S. Nicola della
Piazza, S. Maria della Valle, S. Giacomo, S. Maria del Castello, S.
Caterina, SS.ma Trinità, Annunziata, SS. Innocenti, S. Anna, S. Nicola
del Fiume, S. Sofia, S. Giovanni in Fiore, S. Paolo, S. Rocco, S.
Sebastiano, S. Infantino, S. Vito e S. Donato. Sono tutte di dimensioni
modeste ed alcune erano in completo stato di abbandono. Le uniche chiese
tenute con maggior decoro erano quelle della confraternita oltre a quella
dell'Annunziata retta da don Minico Palmari.
A conclusione
della visita, il Ceraldi fa annotare i nomi degli ecclesiastici rocchesani,
che compreso l'arciprete furono 27 di cui 22 sacerdoti e 5 diaconi.
Nel 1589, come del resto aveva fatto un suo predecessore Giovan Battista
Orsini, l'arcivescovo Alfonso Pisani inviò a Roma una accurata relazione
ad limina dei centri diocesani appartenenti a S. Severina, tra i quali
compare anche Roccabernarda. Di essa scrive che ci sono due parrocchie,
una è retta solo da un parroco, l'altra invece, che è la chiesa matrice,
ha un arciprete e 14 preti. Vi sono inoltre 5 compagnie, del Rosario,
della Concezione, del S.mo Sacramento, della S.ma Annunziata e di S.
Caterina. C'era addirittura un piccolo ospedale e il convento di S.
Francesco di Paola con 12 frati.
L'arcivescovo ispeziona le chiese principali di S. Maria Magna e di S. Nicola di
Plastò e le trova in buono stato. Per quelle più semplici incarica
dell'ispezione il vicario Prospero Leone, il quale verifica che le chiese
restano sempre 18, ma 4 di quelle precedentemente mal ridotte sono
scomparse (S. Maria del Castello, S. Giovanni di Fiore, S. Fantino e S.
Donato) ed hanno preso posto altre quattro (S. Pietro di Niffi, S. Maria
di Niffi, S. Maria di Molerà Vecchio e S. Maria di
Molerà).
Nell'anno 1610 ci fu un'altra visita del vicario dell'arcivescovo a
Roccabernarda, ma di questa visita è stata documentata solo la notizia.
Dal 1624 successe al Pisani, Fausto Caffarelli che resse la diocesi di S.
Severina fino al 1654. Durante la sua carica comunica alla Congregazione
del Concilio i disastrosi effetti di alcune scosse telluriche che radono
quasi al suolo il paese di Roccabernarda non risparmiando alcune chiese.
Tre anni più tardi la comparsa di pestilenza diffusasi nelle zone di
particolare degrado e ancora più tardi di alcuni moti masanielliani.
Questa stava ad indicare che durante questo trentennio ci fu una
regressione, ed una profonda crisi economico-sociale.
Durante la visita pastorale del 1660 da parte dell'arcivescovo Francesco
Falabella, fu annotato la regressione delle chiese semplici che da 18
passarono a 11, di fatto non vennero citate le chiese di S. Nicola della
Porta, S. Nicola del Fiume, S. Sofia, S. Pietro di Niffi, S. Maria di
Niffi e S. Maria di Molerà Vecchio. Ma a quelle rimaste si aggiunsero le
chiese di S. Maria della Pietà delle Cinque Piaghe e S. Maria della
Visitazione. Quasi tutte le chiese si trovano in uno stato pessimo con
urgenti interventi di restauro.
Fu annotato anche che c'erano 25 ecclesiasti di cui 14 sacerdoti, 1
diacono, 1 suddiacono, 6 chierici celibi e 3 coniugati.
Nel 1670 subentra al Falabella l'arcivescovo Muzio Soriano, e durante la
sua visita nel 1678 a Roccabernarda racconta che ci sono 2 curati, uno
cura la chiesa di S. Nicola di Plastò, mentre l'altra chiesa è curata
dall'arciprete con 16 preti e 30 clerici. Vi sono inoltre 3 confraternite:
SS.ma Annunziata, di S. Caterina e del SS.mo Rosario, e 5 chiese: delle
Cinque Piaghe, della Madonna, di S. Maria della Valle, di S. Vito e di S.
Anna.
Attualmente
a Roccabernarda esistono solo due chiese, la prima è quella di S. Maria
Assunta e l'altra la chiesa Evangelica Cristiana.
Ad oggi è in fase di
costruzione una nuova chiesa cattolica più grande.
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