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Roccabernarda (KR)

La
Leggenda di "Fra’ Chiriddu"

Anch’essa va inquadrata nel periodo storico di massimo splendore del Convento di San Francesco (circa nel 1600).
Fra Chiriddu era un monaco ingenuo e semplice che aveva l’incarico della raccolta delle elemosine. Per far ciò si alzava di buon mattino e dopo aver percorso la strada che porta in paese, si presentava dietro all’uscio dei benefattori pronto a ricevere le offerte che sistemava in una grande bisaccia posta sulle spalle.
La popolazione nella stragrande maggioranza, rispondeva bene ma in seno ad essa non mancavano coloro che nutrivano forti antipatie verso la comunità monastica. Tra gli altri vi era una donna la quale, forse per motivi d’interesse relativi ad una proprietà confinante con i terreni del Convento, decise di vendicarsi ponendo nella bisaccia un pane avvelenato.
Frà Chiriddu, finita la raccolta e riempita zeppa la bisaccia, si apprestò a far ritorno al Convento, ma lungo la strada e precisamente alla salita “Irtu”, incontrò alcuni operai che, molto stanchi e per altro digiuni, speravano di ricevere qualche buon boccone. Il buon frate, palesemente richiesto non esitò minimamente a mettere a disposizione la bisaccia con tutto quanto vi era contenuto. Il destino volle però che il pane avvelenato capitasse ad un giovane lavoratore figlio proprio di quella donna che lo aveva deposto. Pertanto, poco dopo e cioè nel momento in cui frà Chiriddu fece ritorno al monastero, si sparse la notizia della quasi fulminea morte dello sfortunato giovane.
Allora avvenne che i frati riuniti insieme a frà Chiriddu, meravigliati e molto preoccupati, ebbero modo di esclamare:
<< Frà Chiriddu, frà Chiriddu,
chine fa ‘u male, ‘u fa ppe iddu>>!
La frase, poi accorciata 
<<Frà Chiriddu, frà Chiriddu,
chine fa, fa ppe iddu>>!
Veniva costantemente ricordata e ripetuta dai monaci e ciò allo scopo di far crescere la stima, il rispetto e il timore di tutta la popolazione verso la comunità conventuale. Il popolo di Roccabernarda, a volte con significato diverso, ripete ancora oggi questa celebre frase.

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